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La Santa Messa e il Sacramento del
Matrimonio saranno celebrati in lingua
latina secondo il rito di S. Pio V,
meglio conosciuto come rito Tridentino o
rito Romano Antico. Rito tuttora valido.
(Motu Proprio Ecclesia Dei, 2 Luglio
1988 S.S.Giovanni Paolo II)
Il Sacrificio della Santa Messa è quello
stesso che fu fatto da Gesù Cristo sul
Calvario, per la salvezza del mondo; se
non che allora si sparse il sangue
divino realmente, nell’Altare
misticamente. Quindi il Sacrificio
dell’Altare è la rinnovazione e
l’applicazione del gran Sacrificio della
Croce, il quale tante volte si rinnova,
e ci applica i meriti infiniti della
Passione di Gesù Cristo, quante volte si
celebra la Santa Messa.
Il 1962 è l’anno che segna il confine
tra il rito Romano Antico, anche detto
Tridentino o di San Pio V, e l’inizio
della riforma liturgica che a diverse
tappe porterà al Novus Ordo.
Una delle principali caratteristiche che
colpisce il fedele che assiste al rito
Tridentino è senza dubbio l’uso del
latino, che dà un carattere sacro alla
liturgia e rende linguisticamente
universale il Mistero che si sta
celebrando. Ma, certamente, la lingua
non è l’elemento fondante di questo
rito.
È invece estremamente importante
l’orientamento. Le moderne e
superficiali correnti di pensiero
criticano al rito di San Pio V la
posizione del sacerdote ritenuta di
spalle ai fedeli, ma analizzando
profondamente si comprende che il
sacerdote e l’assemblea guardano nella
stessa direzione il Tabernacolo, il presbitero di
spalle ai fedeli è il pastore, la guida
che li porta verso Cristo.
Un rito ricco di momenti in cui il
silenzio aiuta nella contemplazione del
Sacrificio e ci prepara nel ricevere
Gesù Eucaristia.
Sono molti anche i momenti in cui in
posizione genuflessa si adora e si
contempla Gesù fino a giungere alla
Santa Comunione che si può ricevere
esclusivamente in lingua e in ginocchio,
perché quello che andiamo a ricevere non
è un cibo qualunque, perché quello che
abbiamo davanti a noi non è più un pane
azzimo, ma è miracolosamente Cristo
Gesù.
Vi è poi nel messale di San Pio V una
ricchezza e una sacralità unica nelle
preghiere che durante tutto l’anno
liturgico ci accompagnano nella Santa
Messa.
Credo che, più che descriverlo, questo
santo rito bisognerebbe viverlo, quindi
non aggiungerò altro a riguardo.
Vorrei terminare citando S.S. Giovanni
Paolo II quando afferma che «A
nessuno è concesso di
sottovalutare il Mistero affidato alle
nostre mani: esso è troppo grande perché
qualcuno possa permettersi di trattarlo
con arbitrio personale, che non ne
rispetterebbe il carattere sacro e la
dimensione universale». (Lett. Enc.
Ecclesia de Eucaristia n°52)
Fabrizio
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Comportamento da osservarsi in chiesa
consigliato da Padre Pio |
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Entra in
chiesa in silenzio e con gran rispetto,
tenendoti e reputandoti indegno di
comparire davanti alla maestà del
Signore. Appena sei in vista del Dio
Sacramentato, fa devotamente
genuflessione. Trovato il posto,
inginocchiati e rendi a Gesù
Sacramentato il tributo della tua
preghiera e della tua adorazione.
Partecipando alla S. Messa e alle
funzioni, usa molta gravità
nell’alzarti, nell’inginocchiarti, nel
metterti a sedere; e compi ogni atto
religioso con la più grande devozione.
Sii modesto
negli sguardi, non voltare la testa di
qua e di là per vedere chi entra e chi
esce; non ridere, per riverenza al luogo
santo ed anche per riguardo a chi ti sta
vicino.
Studiati di
non profferire parola con chi che sia, a
meno che la carità, ovvero una stretta
necessità, non lo esiga. Se preghi in
comune, pronunzia distintamente le
parole della preghiera, fa bene le pause
e non affrettarti mai.
Insomma
comportati in modo che tutti gli astanti
ne rimangano edificati e siano per mezzo
tuo spinti a glorificare e ad amare il
Padre Celeste.
Padre Pio,
Epistolario III, 86
N.B.
Visto che a Giugno a Roma solitamente la
temperatura è piuttosto elevata, e vista
la tendenza delle mode attuali,
consigliamo fortemente, in modo
particolare alle signore e signorine
presenti di scegliere un abbigliamento
adeguato al luogo sacro. |
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Chiesa di S. Andrea delle Fratte |

Prospetto della
Chiesa

Ingresso della
Chiesa

Chiostro

Campanile del
Borromini

Angeli del
Borromini |
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Nella sua più antica struttura, molto più
modesta in dimensioni ed arte, il tempio risale
al secolo XI. Officiato nel secolo XV dagli
scozzesi, quando questi furono coinvolti nella
rivolta anticattolica d' Inghilterra, passò alle
dipendenze dirette di una confraternita con
l'annessione del titolo parrocchiale
trasportatovi da S. Giovanni della Ficozza.
Ultimi furono chiamati ad officiarlo i religiosi
Minimi di S. Francesco da Paola. Questi
religiosi tuttora ne reggono le sorti con
apprezzato zelo e decoro.
Nel
1605 trasformarono radicalmente, su disegno di
Gaspare Guerra, l'antica chiesa. Solo due
affreschi furono conservati, raffiguranti una
Annunciazione e una Natività, attribuite al
pregevole pennello di Avanzino Nucci (1629). Un
nuovo rifacimento, che diede maggiore respiro
alla navata e donò grandiosità all'insieme del
tempio, fu eseguito dall'irrequieto e bizzarro
architetto Francesco Borromini, il quale
l'arricchì di una tribuna e di una cupola degna
del suo genio. A queste si aggiunga l'ardito
campanile, gioiello di arte barocca, dalle linee
aeree e leggiadre. Originalissimo nella
concezione esso risultò un degno coronamento al
complesso architettonico preesistente. Per colmo
di genialità tale campanile venne coronato
dall'artista con un diadema in pietra
(sostituito poi da uno metallico). Ma altri
illustri artisti dovevano lasciare la loro
impronta nel Santuario romano dell'Immacolata.
Nel 1731 fu completato definitivamente il
complesso monumentale per merito di un mecenate
che impegnò l'opera degli architetti Filippo
Barigioni, Luigi Vanvitelli e i Valadier nelle
due grandiose cappelle del transetto. Tra le
opere di artisti insigni vi figurano: gli Angeli
del Bernini, una S. Anna del Maini, il monumento
sepolcrale al cardinale Calcagnini del Bracci,
gli affreschi ai pennacchi della cupola e le
tele di S. Giuseppe e di S. Carlo del Cozza, il
S. Francesco di Paola del Nogari, le tele di S.
Michele Arcangelo e del Battesimo di Gesù di L.
Geminiani, le tre grandi pale dell'abside con la
passione dell'Apostolo S. Andrea,
rispettivamente del Lazzari, del Leonardi e del
Trevisani. Ma le opere più poderose e leggiadre
a un tempo rimangono l'originale cupola e il
bizzarro campanile, veri gioielli del genio borrominiano.
In
verità, più che l'impronta del genio umano, il
vero motivo del suo lustro al Santuario doveva
darglielo quella indelebile della Celeste
Regina. Apparendo su un altare del tempio, la
Vergine silenziosa avrebbe fatto intendere, in
modo sobrio ma efficace, un metodo nuovo di
conquista alla Fede cattolica, e il nuovo
Santuario della Madonna del Miracolo sarebbe
stato all'avanguardia dei tempi nuovi. Infatti,
dalla prima prodigiosa conversione, la storia
del Santuario è intessuta di una serie di
meraviglie e di trionfi mariani. Un numero
straordinario di conversioni la seguirono e, pur
non avendo come quella la fulmineità della
Grazia e l'eccezionale singolarità delle
circostanze, stanno però, a dimostrare che
l'Immacolata scelse S. Andrea delle Fratte per
farne il Santuario della impetrazione e della
riparazione. Inoltre sono molte le grazie a
favori dei corpi e delle anime. Per tali celesti
favori innumerevoli «ex voto» testimoniano la
profonda, devota riconoscenza alla dolce Madonna
del Miracolo. |
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Medaglia
Miracolosa (fronte)

Medaglia
Miracolosa (retro)
«Le
persone che la porteranno riceveranno grandi
grazie, soprattutto portandola al collo. le
grazie saranno abbondanti per le persone che la
porteranno con fiducia».
La Madonna a
Santa Caterina Laborè |
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L'apparizione a Ratisbonne è unita strettamente
all'apparizione della Madonna a S. Caterina
Labourè. In questa apparizione, avvenuta a
Parigi in rue du Bac nel 1830, la Vergine ha
rivolto l'invito a questa suora, novizia
dell'Istituto delle Figlie della Carità, a far
coniare una medaglia, della quale la Madonna
stessa indicò la figura, con la promessa che
grandi sarebbero state le grazie per chi
l'avrebbe portata. In realtà il giorno
dell'apparizione, Alfonso Ratisbonne portava
questa Medaglia, certamente non per devozione,
ma per un atto di cortesia verso l'amico, il
conte De Bussière, e col segreto pensiero di
trovare motivo di divertimento con la fidanzata,
una volta ritornato a Parigi, sulle credulonerie
dei cattolici. Il De Bussière, però, credeva
fermamente nella promessa della Madonna e aveva
spinto il giovane amico a portare la medaglia
con la segreta speranza di portarlo alla
conversione. Tale conversione era anche
l'oggetto di insistenti preghiere che il
fratello di Alfonso, Teodoro Ratisbonne, già
convertito al cattolicesimo e per giunta
sacerdote, rivolgeva insistentemente al Signore.
Nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 1830 ha
luogo la prima apparizione: suor Caterina è
guidata da un bambino (il suo angelo custode)
nella cappella dell'Istituto perchè la Vergine
l'attende.
Qui
avviene un colloquio tra la santa e la Madonna,
che le preannunzia che Dio voleva affidarle una
grande missione.
Il
27 novembre dello stesso anno avviene un'altra
apparizione, nella quale si possono distinguere
due fasi. Nella prima la Madonna appare alla
giovane novizia ritta su di un globo avvolto
dalle spire del serpente, nell'atto di offrire a
Dio un altro piccolo globo dorato, simbolo del
mondo e di ogni anima, che Ella tiene
all'altezza del cuore: dalle mani della Madonna
piovono sul globo inferiore due fasci di luce.
Nella seconda fase, mentre il piccolo globo
d'oro scompare, le mani della Vergine si
abbassano, ancora irraggianti fasci luminosi,
simbolo delle grazie ottenute da Dio per la sua
intercessione, come a formare un'aureola
intorno alla testa della Madonna, appaiono a
caratteri d'oro le parole della giaculatoria:
O Maria concepita senza peccato, pregate per noi
che ricorriamo a voi. Poi il quadro sembra
visto nel suo retro: la figura della Madonna
scompare e al centro si staglia, luminosissima,
la lettera M, al di sopra della quale appare la
croce e al di sotto i SS. Cuori di Gesù e Maria,
mentre dodici stelle fulgidissime fanno corona.
Contemporaneamente Caterina udì una voce che le
disse in tono di comando: Fa' coniare una
medaglia secondo il modello che hai visto,
coloro che, dopo averla fatta benedire, la
porteranno ripetendo la breve preghiera: O
Maria concepita senza peccato, pregate per noi
che ricorriamo a voi, riceveranno grandi
grazie.
Copiose saranno le grazie per chi avrà
fiducia... I raggi sono simbolo delle grazie che
io concederò a chi me le chiederà.
I
primi millecinquecento esemplari furono coniati
il 30 giugno 1832. La medaglia fu detta subito
miracolosa.
Suor
Caterina visse nella più grande umiltà e nel più
assoluto silenzio e servì per quarantasei anni i
poveri dell'ospizio di Enghien a Parigi. Morì il
31 dicembre 1876; quando la sua salma fu
esumata, le mani che avevano toccato la Madonna
e gli occhi che l'avevano vista, apparvero
straordinariamente conservati. Fu beatificata da
Pio XII il 28 maggio 1933 e canonizzata da Pio
XII il 27 luglio 1947. |
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È
possibile parcheggiare agevolmente la propria
auto nel Parcheggio Ludovisi al confine della
Zona a Traffico Limitato (P).

Per
ingrandire
clicca qui
Percorrendo a piedi Via Francesco Crispi,
parenti e amici della sposa, potranno salutarne
l'uscita alle ore 10:20 presso l'Istituto N.S.
di Lourdes in Via Sistina 113 (S) .
Dopo
aver incrociato Via Sistina, proseguire per Via
Crispi e poi girare a destra in Via Capo Le
Case, dopo 50 mt sulla sinistra si scorge piazza
di S.Andrea delle Fratte (C). |
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Rev. Mons. Ignacio
Barreiro Carámbula, Teologo,
Direttore di Vita Umana Internazionale
sede italiana. |
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Testimoni di Fabrizio:
- Serenella
Verduchi
- Laura
Verduchi
- Francesca
Romana Verduchi
Testimoni di Marialuisa:
- Francesca
Belli in Malangone
- Sandra De
Palma in Baldas |
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Santi e
Servi di Dio ai piedi della Madonna del Miracolo |
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Immagine
della Madonna del Miracolo
Non
solo semplici fedeli, anime di apostoli,
autentici Santi e Servi di Dio hanno venerato
l'Immacolata nel Santuario di S. Andrea delle
Fratte.
S.
Giovanni Bosco, compreso il valore della
manifestazione di Maria, la narrò ai ragazzi
dell'Oratorio Salesiano lo stesso anno 1842
lasciandone memoria nel primo suo compendio di
Storia ecclesiastica. Nei suoi frequenti
soggiorni romani, soprattutto quando fu ospite
del sig. Sigismondi, domiciliato a Via Sistina,
egli andò, attratto dalla devozione e dalla
fiducia nella Madonna del Miracolo, a prostrarsi
al suo altare. Una visita del santo registrata
nel 1880 dal suo segretario don Gioacchino Berto
così ci è tramandata: «27 marzo 1880, Sabato
Santo: visita alla Chiesa di S. Andrea delle
Fratte».
Tali
visite gli fruttarono la benevolenza della
Regina del Cielo.
Come
S. Giovanni Bosco, Santa Maria Crocifissa di
Rosa, fondatrice delle Ancelle della Carità, si
rivolse fidente all'intercessione della Madonna
del Miracolo.
Anche S. Teresa del Bambin Gesù, umile
pellegrina in compagnia del babbo, andò più
volte in S. Andrea delle Fratte e si comunicò
all'altare dell'apparizione durante il suo breve
soggiorno romano. In quella circostanza - non è
lecito escluderlo - ella dovette affidare a
Maria la sua vocazione per il Carmelo.
Né
va dimenticata la memoria di San Vincenzo Pallotti, contemporaneo di altri grandi devoti
di Maria, il Beato Don Luigi Guanella, il
Venerabile P. Bernardo M. Clausi, dei Minimi, nè
quella di Maria Teresa Lodocowska e di Don
Orione.
E
veniamo al fondatore della Milizia
dell'Immacolata, la cui prima ispirazione gli
venne dalla narrazione del prodigioso
avvenimento del 20 gennaio 1842: il P.
Massimiliano Kolbe, polacco, canonizzato dal
Papa Giovanni Paolo II, il 10 ottobre 1982. Il
20 gennaio 1917 era il Kolbe chierico dei Minori
Conventuali nel Collegio Internazionale di S.
Teodoro in Roma. Quel giorno il P. Stefano
Ignudi, suo Maestro, propose come soggetto della
meditazione l'apparizione dell'Immacolata
all'ebreo Ratisbonne.
Fu
la scintilla di un incendio mariano.
Dopo
la prima S. Messa celebrata il 29 aprile 1919
all'altare del Miracolo, il P. Kolbe iniziò
quella fioritura di opere che attraverso la
stampa e le città di Maria, dovevano condurlo ad
un'altezza di santità che sarebbe stata coronata
da eroismo, offrendosi in olocausto di carità
per il prossimo, il 14 agosto 1941 nel campo di
sterminio di Auschwitz, oggi Oswiacim. |
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