Home Page

  

 Cerimonia

 

 Ricevimento

 

 Lista di Nozze

 

 Viaggio di Nozze

 

 Il Sacramento

 

 Le Nostre Foto

 

Libro degli Ospiti

 

Mandaci una email

 

Links

   
  Visitatore N°
 
   
 

Sito ottimizzato per una risoluzione di 1024 x 768 pixel.

   
  Aggiornato: 

23/03/2007

   
   
 

 

*  Venerdì 15 Giugno 2007  *  Festa del Sacro Cuore di Gesù  *

 Il nostro Matrimonio

 

 

 

La Santa Messa e il Sacramento del Matrimonio saranno celebrati in lingua latina secondo il rito di S. Pio V, meglio conosciuto come rito Tridentino o rito Romano Antico. Rito tuttora valido. (Motu Proprio Ecclesia Dei, 2 Luglio 1988 S.S.Giovanni Paolo II)

Il Sacrificio della Santa Messa è quello stesso che fu fatto da Gesù Cristo sul Calvario, per la salvezza del mondo; se non che allora si sparse il sangue divino realmente, nell’Altare misticamente. Quindi il Sacrificio dell’Altare è la rinnovazione e l’applicazione del gran Sacrificio della Croce, il quale tante volte si rinnova, e ci applica i meriti infiniti della Passione di Gesù Cristo, quante volte si celebra la Santa Messa.

Il 1962 è l’anno che segna il confine tra il rito Romano Antico, anche detto Tridentino o di San Pio V, e l’inizio della riforma liturgica che a diverse tappe porterà al Novus Ordo.

Una delle principali caratteristiche che colpisce il fedele che assiste al rito Tridentino è senza dubbio l’uso del latino, che dà un carattere sacro alla liturgia e rende linguisticamente universale il Mistero che si sta celebrando. Ma, certamente, la lingua non è l’elemento fondante di questo rito.

È invece estremamente importante l’orientamento. Le moderne e superficiali correnti di pensiero criticano al rito di San Pio V la posizione del sacerdote ritenuta di spalle ai fedeli, ma analizzando profondamente si comprende che il sacerdote e l’assemblea guardano nella stessa direzione il Tabernacolo, il presbitero di spalle ai fedeli è il pastore, la guida che li porta verso Cristo.

Un rito ricco di momenti in cui il silenzio aiuta nella contemplazione del Sacrificio e ci prepara nel ricevere Gesù Eucaristia.

Sono molti anche i momenti in cui in posizione genuflessa si adora e si contempla Gesù fino a giungere alla Santa Comunione che si può ricevere esclusivamente in lingua e in ginocchio, perché quello che andiamo a ricevere non è un cibo qualunque, perché quello che abbiamo davanti a noi non è più un pane azzimo, ma è miracolosamente Cristo Gesù.

Vi è poi nel messale di San Pio V una ricchezza e una sacralità unica nelle preghiere che durante tutto l’anno liturgico ci accompagnano nella Santa Messa.

Credo che, più che descriverlo, questo santo rito bisognerebbe viverlo, quindi non aggiungerò altro a riguardo.

Vorrei terminare citando S.S. Giovanni Paolo II quando afferma che «A nessuno è concesso di sottovalutare il Mistero affidato alle nostre mani: esso è troppo grande perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale». (Lett. Enc. Ecclesia de Eucaristia n°52)

 

Fabrizio

 

 

Comportamento da osservarsi in chiesa consigliato da Padre Pio

 

Entra in chiesa in silenzio e con gran rispetto, tenendoti e reputandoti indegno di comparire davanti alla maestà del Signore. Appena sei in vista del Dio Sacramentato, fa devotamente genuflessione. Trovato il posto, inginocchiati e rendi a Gesù Sacramentato il tributo della tua preghiera e della tua adorazione.

Partecipando alla S. Messa e alle funzioni, usa molta gravità nell’alzarti, nell’inginocchiarti, nel metterti a sedere; e compi ogni atto religioso con la più grande devozione.

Sii modesto negli sguardi, non voltare la testa di qua e di là per vedere chi entra e chi esce; non ridere, per riverenza al luogo santo ed anche per riguardo a chi ti sta vicino.

Studiati di non profferire parola con chi che sia, a meno che la carità, ovvero una stretta necessità, non lo esiga. Se preghi in comune, pronunzia distintamente le parole della preghiera, fa bene le pause e non affrettarti mai.

Insomma comportati in modo che tutti gli astanti ne rimangano edificati e siano per mezzo tuo spinti a glorificare e ad amare il Padre Celeste.

Padre Pio, Epistolario III, 86

N.B. Visto che a Giugno a Roma solitamente la temperatura è piuttosto elevata, e vista la tendenza delle mode attuali, consigliamo fortemente, in modo particolare alle signore e signorine presenti di scegliere un abbigliamento adeguato al luogo sacro.

 

  Chiesa di S. Andrea delle Fratte

Prospetto della Chiesa

 

Ingresso della Chiesa

 

Chiostro

 

Campanile del Borromini

 

Angeli del Borromini

 

Nella sua più antica struttura, molto più modesta in dimensioni ed arte, il tempio risale al secolo XI. Officiato nel secolo XV dagli scozzesi, quando questi furono coinvolti nella rivolta anticattolica d' Inghilterra, passò alle dipendenze dirette di una confraternita con l'annessione del titolo parrocchiale trasportatovi da S. Giovanni della Ficozza. Ultimi furono chiamati ad officiarlo i religiosi Minimi di S. Francesco da Paola. Questi religiosi tuttora ne reggono le sorti con apprezzato zelo e decoro.

Nel 1605 trasformarono radicalmente, su disegno di Gaspare Guerra, l'antica chiesa. Solo due affreschi furono conservati, raffiguranti una Annunciazione e una Natività, attribuite al pregevole pennello di Avanzino Nucci (1629). Un nuovo rifacimento, che diede maggiore respiro alla navata e donò grandiosità all'insieme del tempio, fu eseguito dall'irrequieto e bizzarro architetto Francesco Borromini, il quale l'arricchì di una tribuna e di una cupola degna del suo genio. A queste si aggiunga l'ardito campanile, gioiello di arte barocca, dalle linee aeree e leggiadre. Originalissimo nella concezione esso risultò un degno coronamento al complesso architettonico preesistente. Per colmo di genialità tale campanile venne coronato dall'artista con un diadema in pietra (sostituito poi da uno metallico). Ma altri illustri artisti dovevano lasciare la loro impronta nel Santuario romano dell'Immacolata. Nel 1731 fu completato definitivamente il complesso monumentale per merito di un mecenate che impegnò l'opera degli architetti Filippo Barigioni, Luigi Vanvitelli e i Valadier nelle due grandiose cappelle del transetto. Tra le opere di artisti insigni vi figurano: gli Angeli del Bernini, una S. Anna del Maini, il monumento sepolcrale al cardinale Calcagnini del Bracci, gli affreschi ai pennacchi della cupola e le tele di S. Giuseppe e di S. Carlo del Cozza, il S. Francesco di Paola del Nogari, le tele di S. Michele Arcangelo e del Battesimo di Gesù di L. Geminiani, le tre grandi pale dell'abside con la passione dell'Apostolo S. Andrea, rispettivamente del Lazzari, del Leonardi e del Trevisani. Ma le opere più poderose e leggiadre a un tempo rimangono l'originale cupola e il bizzarro campanile, veri gioielli del genio borrominiano.

In verità, più che l'impronta del genio umano, il vero motivo del suo lustro al Santuario doveva darglielo quella indelebile della Celeste Regina. Apparendo su un altare del tempio, la Vergine silenziosa avrebbe fatto intendere, in modo sobrio ma efficace, un metodo nuovo di conquista alla Fede cattolica, e il nuovo Santuario della Madonna del Miracolo sarebbe stato all'avanguardia dei tempi nuovi. Infatti, dalla prima prodigiosa conversione, la storia del Santuario è intessuta di una serie di meraviglie e di trionfi mariani. Un numero straordinario di conversioni la seguirono e, pur non avendo come quella la fulmineità della Grazia e l'eccezionale singolarità delle circostanze, stanno però, a dimostrare che l'Immacolata scelse S. Andrea delle Fratte per farne il Santuario della impetrazione e della riparazione. Inoltre sono molte le grazie a favori dei corpi e delle anime. Per tali celesti favori innumerevoli «ex voto» testimoniano la profonda, devota riconoscenza alla dolce Madonna del Miracolo.

 

La Medaglia Miracolosa

Medaglia Miracolosa (fronte)

 

Medaglia Miracolosa (retro)

 

 

 

 

 

«Le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie, soprattutto portandola al collo. le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia».

La Madonna a Santa Caterina Laborè

 

L'apparizione a Ratisbonne è unita strettamente all'apparizione della Madonna a S. Caterina Labourè. In questa apparizione, avvenuta a Parigi in rue du Bac nel 1830, la Vergine ha rivolto l'invito a questa suora, novizia dell'Istituto delle Figlie della Carità, a far coniare una medaglia, della quale la Madonna stessa indicò la figura, con la promessa che grandi sarebbero state le grazie per chi l'avrebbe portata. In realtà il giorno dell'apparizione, Alfonso Ratisbonne portava questa Medaglia, certamente non per devozione, ma per un atto di cortesia verso l'amico, il conte De Bussière, e col segreto pensiero di trovare motivo di divertimento con la fidanzata, una volta ritornato a Parigi, sulle credulonerie dei cattolici. Il De Bussière, però, credeva fermamente nella promessa della Madonna e aveva spinto il giovane amico a portare la medaglia con la segreta speranza di portarlo alla conversione. Tale conversione era anche l'oggetto di insistenti preghiere che il fratello di Alfonso, Teodoro Ratisbonne, già convertito al cattolicesimo e per giunta sacerdote, rivolgeva insistentemente al Signore.

Nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 1830 ha luogo la prima apparizione: suor Caterina è guidata da un bambino (il suo angelo custode) nella cappella dell'Istituto perchè la Vergine l'attende.

Qui avviene un colloquio tra la santa e la Madonna, che le preannunzia che Dio voleva affidarle una grande missione.

Il 27 novembre dello stesso anno avviene un'altra apparizione, nella quale si possono distinguere due fasi. Nella prima la Madonna appare alla giovane novizia ritta su di un globo avvolto dalle spire del serpente, nell'atto di offrire a Dio un altro piccolo globo dorato, simbolo del mondo e di ogni anima, che Ella tiene all'altezza del cuore: dalle mani della Madonna piovono sul globo inferiore due fasci di luce. Nella seconda fase, mentre il piccolo globo d'oro scompare, le mani della Vergine si abbassano, ancora irraggianti fasci luminosi, simbolo delle grazie ottenute da Dio per la sua intercessione, come a formare un'aureola intorno alla testa della Madonna, appaiono a caratteri d'oro le parole della giaculatoria: O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi. Poi il quadro sembra visto nel suo retro: la figura della Madonna scompare e al centro si staglia, luminosissima, la lettera M, al di sopra della quale appare la croce e al di sotto i SS. Cuori di Gesù e Maria, mentre dodici stelle fulgidissime fanno corona. Contemporaneamente Caterina udì una voce che le disse in tono di comando: Fa' coniare una medaglia secondo il modello che hai visto, coloro che, dopo averla fatta benedire, la porteranno ripetendo la breve preghiera: O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi, riceveranno grandi grazie. Copiose saranno le grazie per chi avrà fiducia... I raggi sono simbolo delle grazie che io concederò a chi me le chiederà.

I primi millecinquecento esemplari furono coniati il 30 giugno 1832. La medaglia fu detta subito miracolosa.

Suor Caterina visse nella più grande umiltà e nel più assoluto silenzio e servì per quarantasei anni i poveri dell'ospizio di Enghien a Parigi. Morì il 31 dicembre 1876; quando la sua salma fu esumata, le mani che avevano toccato la Madonna e gli occhi che l'avevano vista, apparvero straordinariamente conservati. Fu beatificata da Pio XII il 28 maggio 1933 e canonizzata da Pio XII il 27 luglio 1947.

 

Come arrivare

 

Per ricevere informazioni su come arrivare alla Basilica di S. Andrea delle Fratte clicca qui.

 

Parcheggio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È possibile parcheggiare agevolmente la propria auto nel Parcheggio Ludovisi al confine della Zona a Traffico Limitato (P).

 

Per ingrandire clicca qui

Percorrendo a piedi Via Francesco Crispi, parenti e amici della sposa, potranno salutarne  l'uscita alle ore 10:20 presso l'Istituto N.S. di Lourdes in Via Sistina 113 (S) .

Dopo aver incrociato Via Sistina, proseguire per Via Crispi e poi girare a destra in Via Capo Le Case, dopo 50 mt sulla sinistra si scorge piazza di S.Andrea delle Fratte (C).

 

Officiante S. Messa

 

Rev. Mons. Ignacio Barreiro Carámbula, Teologo, Direttore di Vita Umana Internazionale sede italiana.

 

Testimoni

 

Testimoni di Fabrizio:

- Serenella Verduchi

- Laura Verduchi

- Francesca Romana Verduchi

Testimoni di Marialuisa:

- Francesca Belli in Malangone

- Sandra De Palma in Baldas

 

Santi e Servi di Dio ai piedi della Madonna del Miracolo

 

Immagine della Madonna del Miracolo

 

Non solo semplici fedeli, anime di apostoli, autentici Santi e Servi di Dio hanno venerato l'Immacolata nel Santuario di S. Andrea delle Fratte.

S. Giovanni Bosco, compreso il valore della manifestazione di Maria, la narrò ai ragazzi dell'Oratorio Salesiano lo stesso anno 1842 lasciandone memoria nel primo suo compendio di Storia ecclesiastica. Nei suoi frequenti soggiorni romani, soprattutto quando fu ospite del sig. Sigismondi, domiciliato a Via Sistina, egli andò, attratto dalla devozione e dalla fiducia nella Madonna del Miracolo, a prostrarsi al suo altare. Una visita del santo registrata nel 1880 dal suo segretario don Gioacchino Berto così ci è tramandata: «27 marzo 1880, Sabato Santo: visita alla Chiesa di S. Andrea delle Fratte».

Tali visite gli fruttarono la benevolenza della Regina del Cielo.

Come S. Giovanni Bosco, Santa Maria Crocifissa di Rosa, fondatrice delle Ancelle della Carità, si rivolse fidente all'intercessione della Madonna del Miracolo.

Anche S. Teresa del Bambin Gesù, umile pellegrina in compagnia del babbo, andò più volte in S. Andrea delle Fratte e si comunicò all'altare dell'apparizione durante il suo breve soggiorno romano. In quella circostanza - non è lecito escluderlo - ella dovette affidare a Maria la sua vocazione per il Carmelo.

Né va dimenticata la memoria di San Vincenzo Pallotti, contemporaneo di altri grandi devoti di Maria, il Beato Don Luigi Guanella, il Venerabile P. Bernardo M. Clausi, dei Minimi, nè quella di Maria Teresa Lodocowska e di Don Orione.

E veniamo al fondatore della Milizia dell'Immacolata, la cui prima ispirazione gli venne dalla narrazione del prodigioso avvenimento del 20 gennaio 1842: il P. Massimiliano Kolbe, polacco, canonizzato dal Papa Giovanni Paolo II, il 10 ottobre 1982. Il 20 gennaio 1917 era il Kolbe chierico dei Minori Conventuali nel Collegio Internazionale di S. Teodoro in Roma. Quel giorno il P. Stefano Ignudi, suo Maestro, propose come soggetto della meditazione l'apparizione dell'Immacolata all'ebreo Ratisbonne.

Fu la scintilla di un incendio mariano.

Dopo la prima S. Messa celebrata il 29 aprile 1919 all'altare del Miracolo, il P. Kolbe iniziò quella fioritura di opere che attraverso la stampa e le città di Maria, dovevano condurlo ad un'altezza di santità che sarebbe stata coronata da eroismo, offrendosi in olocausto di carità per il prossimo, il 14 agosto 1941 nel campo di sterminio di Auschwitz, oggi Oswiacim.