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  Aggiornato: 

23/03/2007

   
   
 

 

*  Venerdì 15 Giugno 2007  *  Festa del Sacro Cuore di Gesù  *

Villa Grazioli

  

 

Arte e Storia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una lapide, all'interno della piccola cappella della villa, riporta il testo di una lettera di papa Gregorio XIII, datata 1580: «Il nostro diletto figlio Antonio Carafa, Cardinale diacono di S. Maria in Via Lata, richiamato a riprendersi dalle fatiche che assiduamente sostiene a vantaggio della comune religione, si è costruito una Villa nell'agro tuscolano e avendo in animo non tanto di abbandonarsi agli agi, quanto piuttosto di attingere, nella tranquillità, ai celesti nutrimenti dello Spirito, vi ha eretto una cappella dedicata a S. Giovanni Battista».

 

Così come Lucullo e Catone nel I secolo a.C., Antonio Carafa scelse di costruirsi una villa sui colli del Tuscolo per quel clima così mite e quell'atmosfera di pace che tutto pervade, oggi come allora. Un luogo dove ritemprarsi l'animo, lontano dalle frenetiche attività cittadine.

 

Alla morte di A. Carafa, la villa passò in eredità al Cardinale Ottavio Acquaviva d'Aragona. Altra figura di rilievo nella storia della villa, perchè commissionò gran parte della decorazione pittorica che riempie di vita e di colori i soffitti dei saloni al piano nobile. Purtroppo non conosciamo con certezza l'identità del pittore che ideò questi dipinti intorno al 1605. Antichi documenti menzionano nomi di grandi artisti come Domenichino, ma la critica più recente smentisce queste attribuzioni. La scelta dei colori e le caratteristiche stilistiche d'insieme suggerirebbero piuttosto il nome di Agostino Ciampelli, un pittore fiorentino formatosi alla bottega di Santi di Tito.

 

 

STANZA DEL PERGOLATO

 

Particolarmente suggestiva è la stanza della Ringhiera. Qui la volta del soffitto simula uno scorcio di cielo, incorniciato da una spalliera ricoperta da tralci di vite. Pavoni e civette sono appollaiati sulla balaustra, mentre scoiattoli e ghiri fanno capolino tra foglia e foglia. Al di sopra del pergolato, il cielo aperto è cosparso di genietti dalle ali iridate che giocano a nascondino tra le nuvole, rincorrono rondini in volo o lasciano cadere petali, che sembrano destinati a noi spettatori. Dalle finestre di questa sala si gode un impagabile panorama di Roma, con il giardino segreto della villa in primo piano. Sembra che l'artista abbia voluto riprodurne la suggestione anche all'interno della sala, con un dipinto scherzoso e pervaso da un'aerea leggerezza.

 

STANZE DEL GIORNO E DELLA NOTTE

 

Ai lati della Stanza della Ringhiera si aprono due stanze. Una era dedicata alla Notte, l'altra al Giorno. I dipinti del soffitto sono oggi in parte perduti. Infiltrazioni piovane avvenute nel passato hanno letteralmente lavato via i colori delle belle allegorie dipinte dal Ciampelli. Si trattava di dipinti eseguiti a tempera. I colori ricoprivano solo la superficie dell'intonaco, senza esserne parte integrante come avviene nel caso di affreschi. Le infiltrazioni d'acqua hanno dunque avuto compito facile nel dissolvere i raffinati tratteggi dell'artista, che si possono oggi ammirare solo in fotografia.

 

STANZA DELLE VIRTU'

 

Sulla volta della Stanza delle Virtù, Ciampelli ha voluto magnificare le qualità morali del Cardinale Acquaviva, committente dell'opera. Al centro della volta campeggia la figura di Pegaso, il cavallo alato della mitologia antica, simbolo della Fama. Sui lati maggiori del soffitto sono raffigurate due imponenti figure femminili sedute in trono. L'una rappresenta la Generosità, riconoscibile dalla cornucopia che tiene tra le mani. L'altra figura purtroppo rovinata dalle infiltrazioni piovane, raffigurava la Temperanza. Sui lati minori sono rappresentati due imponenti stemmi araldici sorretti da una coppia di putti. Su un lato troviamo lo stemma papale di Paolo V Borghese, con l'aquila e il drago, emblemi araldici del suo casato. Sul lato opposto era in origine dipinto lo stemma cardinalizio di Ottavio Acquaviva, in seguito ricoperto con l'insegna nobiliare dei successivi proprietari della villa, i Peretti Montalto. Un insieme di raffinate figure allegoriche anima gli angoli della volta: le quattro Virtù Cardinali sono inserite in ovali sorretti da coppie di putti alati; divinità in podio rappresentano le Stagioni (l'Estate con spighe di grano, la Primavera con fiori, l'Autunno con grappoli d'uva e l'Inverno ammantato); mentre gli Elementi trovano posto in piccoli padiglioni da cui pendono trofei relativi all'Acqua, all'Aria, al Fuoco e alla Terra.

 

STANZA DI ELISEO

 

Nel 1613, la villa passò in proprietà del principe Michele Peretti. Questi, sotto suggerimento di suo fratello Cardinale A. Montalto, commissionò la decorazione della quinta stanza al piano nobile ad un pittore della scuola bolognese dei Carracci, probabilmente lo stesso Antonio Carracci, nipote del più celebre Annibale.

 

L'intera volta è decorata a finti stucchi monocromi sapientemente ombreggiati. Questi racchiudono un quadro centrale dalla ricca cornice in oro zecchino, dove è raffigurato Eliseo mentre contempla il profeta Elia, rapito in cielo su un carro dalle ruote fiammeggianti. Sui lati maggiori della volta, dai finti stucchi emergono possenti figure maschili disegnate a monocromo che siedono sul davanzale di finestre, da cui si scorgono due paesaggi campestri. Sui lati minori della volta, nella decorazione a finti stucchi si aprono ovali che contengono altre due scene di paesaggio. Una di queste è di particolare interesse perchè vi è rappresentata la villa stessa, così come doveva apparire alla metà del XVII secolo: sopra il porticato centrale si apre una larga terrazza con balaustra (una colonnina di questa balaustra è stata scoperta durante i lavori di restauro ed è stata lasciata in vista a testimonianza dell'originale architettura della villa) mentre un'imponente torre belvedere si erge dal corpo centrale dell'edificio. Inoltre l'albero rappresentato alla sinistra della villa, ha la stessa tonalità che assume il fogliame del platano in autunno. Probabilmente quel platano dipinto 400 anni orsono è lo stesso platano che si trova ancora oggi nel giardino della villa. L'insieme di tutta la composizione della volta è straordinariamente suggestivo per i monocromi illuminati dal basso, ma soprattutto per l'illusorio effetto di curvatura suggerito dall'ingannevole profondità del davanzale su cui siedono le figure maschili a monocromo. Il marchese De Sade, ospite della villa nel 1776, ne rimase particolarmente affascinato. Ecco cosa scrisse nel suo diario di viaggio:«Questa villa mi è sembrata la più elegante di tutte le ville di Frascati... vi si può ammirare un affresco che rappresenta vari arabeschi in chiaroscuro, così sapientemente ombreggiati che appaiono veri e vien voglia di toccarli.»

 

 

L'acquisto della proprietà da parte della famiglia Odescalchi (1683), segnò per la villa un periodo di grandi trasformazioni. Si trattò di grandi ampliamenti che finirono per modificare completamente la facciata meridionale della villa. La costruzione di un secondo piano comportò la copertura della terrazza cinquecentesca. Le due ali laterali furono così inglobate dal piano aggiunto, che anteponendosi all'antico torrione centrale finì per coprirne la visuale. Il risultato di queste modifiche è l'imponente facciata attuale, alleggerita dal gioco d'ombre e luci creato dalle cornici prospettiche che circondano i finestroni della galleria.

 

GALLERIA DEL PANNINI

 

Nel 1737, Baldassare Erba Odescalchi commissionò la decorazione della nuova galleria ad uno dei più celebri pittori dell'epoca: Giovanni Paolo Pannini. Uno sguardo d'insieme all'intera composizione pittorica ci suggerisce quali fossero le intenzioni del pittore nel decorare questa sala: la simulazione, con pezzi di magistrale bravura scenografica, di un loggiato aperto, quasi a ricordare l'originale terrazza cinquecentesca che la galleria era venuta a coprire dopo gli ampliamenti subiti dalla villa. Rende più verosimile tale suggestione l'abbondanza di fronde e tralci, che, come sospinti dalla brezza, s'intrecciano e si sovrappongono all'intero organismo architettonico "simulato" nella sala. La decorazione copre la volta e le pareti della galleria con una figurazione di soggetto cosmologico che rappresenta, la Notte, il Mattino, i Mesi dell'anno, le Stagioni, i Continenti, i quattro Elementi, il Sole, la Luna e i segni dello zodiaco.

 

Su ciascuna delle pareti minori, Pannini ha dipinto una prospettiva che estende con effetto illusionistico lo spazio reale della sala. Una fuga prospettica di colonne sostiene una serie di piccole volte a cupola, oltre cui si apre un tendone in broccato, che lascia intravedere lo scorcio di un giardino e il cielo aperto. al centro di questa fuga prospettica si stagliano due statue "simulate" dipinte a monocromo: su una parete, il Sole è raffigurato come Apollo Citaredo, su quella opposta Diana Cacciatrice simboleggia la Luna. Le Stagioni sono rappresentate da coppie di bambini in bilico sulle cornici delle porte, mentre si contendono i grappoli d'uva dell'Autunno, scherzano con le spighe dell'Estate e i fiori della Primavera o giocano con la neve dell'Inverno.

 

Imponenti figure femminili trovano posto sui finti architravi dello scenario e raffigurano i quattro Continenti conosciuti all'epoca. L'Europa sostiene la corona dell'aristocrazia e da sotto la sua veste emergono pennelli e libri, quasi a consacrarla come culla di arte e cultura (sulla costa di uno dei libri il pittore ha lasciato il suo autografo: IPP per Ioannes Paulus Pannini). L'America, scoperta da poco più di due secoli, è una fiera guerriera che ha il capo cinto di piume bianche rosse e blu, i colori della bandiera delle colonie britanniche. Nell'allegoria dell'Asia, un cammello accompagna la figura femminile che sostiene un braciere da cui emanano volute di fumo d'incenso, profumo orientale per eccellenza. L'Africa è un'altera donna dalla pelle scura, che tanto ricorda i tipici ritratti della Regina di Saba.

 

Sulle pareti maggiori è rappresentata una sequenza di elementi architettonici e scultorei simulati: coppie di colonne sembrano sostenere le crociere della volta, mentre pilastri in forma di erme incorniciano grandiosi vasi dal colore bronzeo e statue di antiche divinità. Al di là delle colonne in finto marmo, tendoni in broccato scoprono balaustre dipinte in prospettiva che introducono a un illusorio spazio esterno. Nelle lunette create dalle crociere della volta, sono raffigurati busti di Imperatori romani.

 

Sulla volta del soffitto, nudi maschili appoggiati ai profili delle crociere sorreggono le cornici di aperture ovali, che contengono le allegorie dei quattro Elementi Naturali. Ai piedi delle figure maschili a monocromo si alternano variopinte nature morte: fiori e ortaggi accompagnano l'allegoria della Terra, piante acquatiche, conchiglie e coralli quella dell'Acqua, rampicanti e uccelli quella dell'Aria, bracieri fumanti quella del Fuoco. Nelle vele della volta, in un complesso ornato di cornucopie e fiori, sfingi alate racchiudono i dodici segni dello Zodiaco. L'intero ciclo pittorico affrescato dal Pannini si conclude con una delicata allegoria della Notte: un bambino che dorme sotto un manto stellato, tra un pipistrello ed una civetta.

 

STANZE DELLA CREAZIONE

 

Dalla galleria si accede a quattro piccoli salotti, due per parte. sulle volte di queste sale, il Pannini dipinse scene tratte dal libro della Genesi, quattro giornate della Creazione. Sulle pareti della sala con la "Creazione degli Animali", sono dipinti gli emblemi araldici del casato Odescalchi: il Leone, la navicella e l'Aquila. Finti marmi e paesaggi dalle ricche cornici dorate ornano le pareti della sala con la "Creazione della Luce". Una veduta prospettica di un loggiato con giardino occupa un'intera parete della sala della "Creazione della Terra". La sala con la Creazione del Sole e della luna" è purtroppo rovinata, ma è ancora possibile ammirare la delicatezza delle grottesche che un tempo decoravano le pareti.

 

Dopo più di un secolo, circa nel 1870, il duca Pio Grazioli acquistò la proprietà della villa. Egli promosse nuovi lavori di ampliamento, che modificarono l'ultimo piano della facciata settentrionale. Due nuovi appartamenti furono costruiti ai fianchi del torrione centrale. Già nascosto dagli ampliamenti settecenteschi del prospetto meridionale, l'antico torrione venne così definitivamente inglobato nel corpo dell'edificio.

 

La II Guerra mondiale segnò l'inizio di un lungo periodo di incuria e di abbandono. Nel 1944, Villa Grazioli venne prescelta dall'esercito di occupazione come sede operativa del quartiere generale tedesco cui era preposto il feldmaresciallo A. Kesserling. Documenti bellici indicano che il bombardamento di Frascati da parte dell'aviazione alleata mirasse alla distruzione del deposito di munizioni situato a Villa Grazioli, ma per un errore di natura casuale il bersaglio venne mancato.

 

In seguito ai bombardamenti dell'intera zona di Frascati, la villa fu scelta come rifugio da un gruppo di cittadini rimasti senza tetto. Ogni famiglia prese possesso di una stanza, che adibì a propria dimora, arrangiandosi con fuochi da campo e materassi buttati in terra. Una volta abbandonata dagli sfollati, la villa fu lasciata decadere in uno stato di rovina e isolamento per più di 40 anni.

 

Un complesso intervento di restauro, iniziato nel 1987 dalla società villa Grazioli S.r.l., ha ora restituito alla villa la sua eleganza architettonica. Quanto alla decorazione pittorica, si è per ora provveduto a mantenere e fissare, con un intervento di tipo conservativo, quel che era stato risparmiato dall'incuria degli anni passati. per il prossimo futuro è previsto un restauro globale degli affreschi secondo un programma approvato dalla Soprintendenza ai Beni Artistici, che ne curerà la supervisione.

 

Un tempo dimenticata dalla storia dell'arte, Villa Grazioli ha oggi riconquistato la dignità che spetta a un bene storico e culturale di importanza nazionale.

 

 

 

Come raggiungere Villa Grazioli

 

Da Roma 21 km
1) Via Tuscolana SS.n° 215 fino al G.R.A. poi proseguire per Via Anagnina SS. n° 511 direzione Grottaferrata
2) Via Appia Antica - uscire G.R.A. dir. Napoli - Uscita n° 21-22 per. Grottaferrata - Frascati.

Dall'aeroporto L. Da Vinci (Fiumicino) 40 km
dir. Roma - uscire G.R.A. dir. Napoli - Uscita n° 21-22 per. Frascati.

Dall'aeroporto di Ciampino 10 km
Via Tuscolana direzione Frascati.

Da Frascati

Seguire le indicazioni dei cartelli

 

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Galleria di fotografie

 

 

Salone Centrale

 

Stanza di Eliseo

 

Stanza della Virtù

 

Vista verso la Cappella

 

 

Galleria del Pannini

 

Curiosità sulla Villa

 

Villa Grazioli 26 anni fa.

Marchese del Grillo: «Brutta malefica! Stregaccia zozza ‘nfame! Tie’ ‘a vedi come gira intorno al foco? Ce sta a fa’ er malocchio...brutta vecchiaccia pelata!»

Francese: «Ma è una bambina...»

Marchese del Grillo: «Ma che bambina, c'ha la testa da omo, dovrebbe ave' ducent'anni»

Strega: «Damme li sordi se no te faccio la fattura…»

Marchese del Grillo: «Sìì? Aspetta mo te li butto i sordi… pia il braciere… sì sì te la faccio fa io la fattura»

Francese: «Lasciagliela fare… voglio proprio vedere un incantesimo col diavolo che sbuca dal camino»

Marchese del Grillo: «E il diavolo te lo faccio vede’ io adesso»

Francese: «E che fai?»

Marchese del Grillo: «È una cosa mia, vedrai gli zompi che fa…tiè!»

Strega: «mh…mmh…mh…mmh…»

Marchese del Grillo: «Glie cocio le mani a quella! Vie vie’… vie’ Brachan, vie’ vie’… vie’a vede’…Eccala là! A brutta vecchiaccia zozza, tie’ pia li sordi!»

Francese: «Ma no, poverina!»

Marchese del Grillo: «Ma che poverina ‘a voglio brucia’! Vie’ qua sotto piala al volo...»

Chi non ricorda questa celebre scena del Marchese del Grillo con il grande Alberto Sordi? Guardate bene la facciata e la fontana...è questo il posto in cui è stata girata questa simpaticissima scena!